Magic Johnson

Magic Johnson

- in In evidenza, Vecchie glorie
209
0
magic_johnson

Vecchie glorie del basket: Magic Johnson

“Amici sportivi, ecco a voi la sfida che tutti quanti aspettavamo…”, “..uno spettacolare sky-hook di Magic, porta in vantaggio i Lakers…”. Diceva pressappoco così in una delle sue telecronache più famose Dan Peterson su Italia 1, quando il basket NBA veniva trasmesso in chiaro in televisione nei caldi weekend delle notti d’estate. Sempre sorridente e dalla parlata caratteristica, Dan Peterson ci faceva conoscere il basket dell’NBA in un modo unico, modulato sul veloce ritmo delle partite e attento a descrivere ogni azione di gioco, così come il nostro cronista sportivo Nando Martellini quando l’11 Luglio 1982 con la sua voce nasale, dichiarava ai microfoni che i campioni del mondo erano gli italiani della nazionale di calcio. Erano gli anni ottanta e noi ragazzi avevamo dieci anni. In quelle notti d’estate, vedevamo tanti giocatori, e azioni bellissime e in particolare la classe sopraffina di uno degl’indimenticabili campioni del basket di sempre: Earvin Johnson, più comunemente noto con il nome di Magic Johnson.
Ha praticamente raggiunto la sua massima popolarità sportiva negli anni 80 e 90 del novecento, giocando con i Los Angeles Lakers nel ruolo di playmaker, vincendo 5 titoli NBA, l’oro all’olimpiade del ’92 e sempre nello stesso anno il Tornaument of the Americas con il Dream Team statunitense. Nel suo ruolo, il playmaker, appunto, tradizionalmente riservato al giocatore più basso e veloce della squadra, è stato uno dei più celebri e nello stesso tempo anche colui che lo ha rivoluzionato, perché era molto alto e non sufficientemente veloce. Le sue magie, fatte di passaggi “no-look”, finte da autentico mago del parquet, e una spiccata visione di gioco, gli hanno consentito di raggiungere per ben tre volte il titolo di miglior giocatore dell’NBA e nello stesso tempo trascinato milioni di bambini e ragazzi ad emulare le sue gesta atletiche. Come tutti gli sportivi sanno, i numeri non mentono e il fuoriclasse dei Lakers, durante una finale del 1987, con i rivali dei Boston Celtics, fece dire a molti giocatori avversari che lui era uno dei migliori giocatori con cui avevano giocato.
Uno spettacolo vederlo giocare. Iniziava l’azione sotto canestro, vedeva la disposizione dei suoi compagni in mezzo al campo, la palla dopo qualche rimbalzo a terra, andava dritta dritta al ricevitore che si involava sul canestro per fare il punto. E in questo piccolo flash di gioco, aveva il tempo di fare un sorriso sornione all’avversario che però non aveva la spocchia di un gesto canzonatorio. Tuttavia nel novembre del 1991 Magic Johnson rivelò alla stampa di aver contratto il virus dell’Hiv, che in una parola significava la fine dei giochi. La notizia scioccò il mondo dello sport, anche perché all’epoca la malattia ancora non era abbastanza conosciuta e sembrava di nuovo che il destino inesorabile si fosse abbattuto, su colui che, invece, nel gioco, così come nella vita, cercava un senso e lo fermava per sempre da una inevitabile depressione. Magic Johnson, invece, alcuni mesi dopo aver appreso la notizia divenne in pratica un punto di riferimento per la conoscenza e la sensibilizzazione di questa malattia. Nel 1991 creò la Magic Johnson Foundation, una fondazione nata inizialmente con il fine di raccogliere fondi da destinare alla lotta contro la diffusione dell’AIDS, poi ha allargato i propri obiettivi dedicandosi a programmi d’informazione nelle scuole e iniziative politiche per promuovere l’accesso alle cure mediche. Successivamente, nel 1992, su invito dell’allora presidente degli Stati Uniti d’America, George W. Bush, entrò a far parte della Commissione Nazionale sull’AIDS.
Dunque, da cronisti sportivi o da semplici appassionati di sport quali noi siamo, l’esperienza del campione di basket americano Magic Johnson, c’insegna che: i campioni non sono soltanto dei semplici protagonisti del divertimento, ma importanti ambasciatori e figure pedagogico-sociali di riferimento per ogni tipo di società. I campioni ci sono e appartengono ad ogni nazione. E le scuole e le istituzioni dovrebbero approfittare di tale ricchezza. Farsela scappare è un terribile sbaglio per tutti. C’è ancora tempo per un time-out.

Facebook Comments

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may also like

L’Italia dell’atletica non vince più

L’articolo della rubrica storica del nostro blog, parte