Johan Cruijff, fuoriclasse elegante e creativo

Johan Cruijff, fuoriclasse elegante e creativo

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Cruijff, la classe e l'eleganza

La notizia

Il 24 marzo 2016 a Barcellona, la capitale catalana della Spagna, è morto a 68 anni Johan Cruijff. Forse uno degli indimenticabili fuoriclasse dell’era moderna. Colui che, insieme a Maradona e Pelè, ha ricoperto un’immagine iconografica del proprio paese, l’Olanda. In questo momento è molto facile spendere due parole per questo fenomeno del calcio, ora che non c’è più. Fiumi di parole su carta, video-interviste su Internet. Ognuno, chi in poltrona, chi sulla scrivania se lo può rivedere su Youtube e rimane a bocca aperta.  Ogni quotidiano sportivo lo ha celebrato scrivendo centinaia di articoli e noi sportivi, non possiamo non esserne grati per ciò che è stato nel mondo del calcio. Ebbene, anche TivoliMagazine, nella sezione “Vecchie glorie”, vuole dare il suo contributo per celebrare questo grande calciatore. Non possiamo non farlo!

La carriera

Ha giocato circa 10 anni nella “sua” squadra dell’Ajax, poi col Barcellona, un anno nel Levante, poi un anno nel Feynoord. Da giocatore di club ha praticamente vinto tutto. Una coppa Intercontinentale nel 1972, una Supercoppa d’Europa nel 1972, 3 coppe dei Campioni (1971, 1972 e 1974), 9 campionati d’ Olanda (1966, 1967, 1968, 1970, 1972, 1973, 1982, 1983 e 1984), un campionato di Spagna 1974, 6 coppe d’ Olanda (1967, 1970, 1971, 1972, 1983 e 1984), una coppa di Spagna (1978) e 3 Palloni d’ oro (1971, 1972 e 1974). In nazionale, invece, non ha avuto la stessa fortuna. E’ stato il capitano di una nazionale, l’Olanda, che non è mai riuscita ad acciuffare una stella, pur giocando un tipo di calcio che diventerà un modello da imitare. Lo ricordiamo tutti con il numero 14 dietro la maglia. In realtà se seguissimo la numerazione tradizionale, quella che va dall’ uno all’undici, il suo numero sarebbe indubbiamente il nove. Tecnicamente era un giocatore che non ricopriva un ruolo preciso. Ambidestro. Dotato di grande forza fisica ed eleganza da vendere. Ecco perché sicuramente il grande Gianni Brera l’aveva soprannominato il Pelé bianco, per la sua eccezionale bravura nell’usare entrambi i piedi e per la leadership che aveva in campo. E’ stato uno dei calciatori su cui si è costruito il modello del “calcio totale”, poi ribattezzato calcio a zona, applicato al calcio nell’arco di un decennio, tra gli anni 1915 – 1925 da un allenatore olandese, Jack Reynold che in quel periodo allenava l’Ajax. Poi successivamente, il modello si è consolidato durante gli anni settanta, quando la squadra dei “lancieri di Aiace”, così come viene chiamata l’Ajax usando un epiteto mitologico, viene allenata da un certo Rinus Michel. Allora il calcio totale trova qui la sua massima espressione e Cruijff, la sua icona.

Considerazioni

Ora che il campione riposa insieme ad altri fuoriclasse del pallone, la considerazione a caldo che noi sportivi ci dobbiamo fare è che questi grandi giocatori, anche se per tanti anni hanno fatto sognare migliaia di tifosi nelle squadre in cui hanno giocato, in realtà proprio per la loro classe e per il ruolo che hanno ricoperto, non appartengono a nessuno, così come le loro azioni spettacolari, i dribbling e i gol. I fuoriclasse appartengono allo sport. Punto. Allora per una buona volta facciamo silenzio e stringiamoci attorno a questo grande fuoriclasse che non c’è più e chiudiamo questo post  con una delle sue citazioni più belle: “Alla radice di tutto c’è che i ragazzini si devono divertire a giocare al calcio”.

Fonte foto: Johan cruijff – UrbanPost

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