Generazione Cloud

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Generazione Cloud: il punto di vista di un formatore

Di solito quando si parla di rivoluzioni, di movimenti ed eventi popolari, tutto quel che accade lo leggiamo sui libri di scuola o ne vediamo le vicende in televisione durante un film. Nell’uno e nell’altro caso, la rivoluzione di cui parliamo, ha investito il settore delle tecnologie informatiche e soprattutto le reti e i modi della comunicazione a livello planetario. E questa rivoluzione appunto, non solo l’umanità la sta vivendo ma è responsabile anche in modo prepotente dei cambiamenti e degli stili di vita, sia negli adulti, sia nei ragazzi. Affrontare le tematiche educative del rapporto delle nuove generazioni con i nuovi media, in particolare l’uso degli smartphone e i tablet non è cosa semplice: va certamente affrontato con un approccio educativo non demonizzante. Il concetto-guida è vietato vietare, al contrario del monotematico vietare, che su un piano educativo e conoscitivo del mezzo tecnologico è assolutamente controproducente. Proviamo a sintetizzare lo stesso concetto in questo modo. Un adulto, nel momento in cui si pone nei confronti dell’adolescente che sperimenta la vastità della rete Internet spesso e volentieri commette l’errore di dire: “non andare su quel sito, potrebbe essere pericoloso”, e senza dare prima una serie di regole e conoscenze, che cosa fa? Dice semplicemente di chiudere il sito e stop. Niente di più sbagliato, perché a casa l’adolescente chiuderebbe con rabbia il pc, perché i suoi genitori gli hanno appena detto di non andarci, poi, lui uscirebbe di casa, andrebbe dal suo amico e navigherebbe come gli pare. Al contrario, un approccio educativo basato sul reale utilizzo dei mezzi tecnologici fin da piccoli, in cui gli viene spiegato e fornito lo strumento didattico per la conoscenza, porterà un adolescente a navigare, ad esempio, in modo più ragionato e maturo.
Del resto di esempi nella nostra esperienza di formatori ce ne sono un’infinità. Spesso siamo noi adulti a rendere un allievo potenziale un emerito asino, e per di più annoiato. Perché? Semplice. Perché il più delle volte, non ce ne accorgiamo, ma spieghiamo la lezione nel modo classico dove solo la nostra parola prende il sopravvento e pretendiamo che i ragazzi in classe ci seguano. I mezzi ci sono e anche troppi, i linguaggi pure. Allora dobbiamo fare un grande salto di qualità. I ragazzi di oggi, soprattutto in età precoce, sono i nativi digitali, ovvero quei bambini che sono nati in un epoca in cui non basta avere la tv, ma un pc, un tablet e uno smartphone. Sono nati, dunque in un contesto ipertecnologico. Gli strumenti e gli stimoli, allora ne hanno da vendere, fin dalla nascita. Sono soltanto confusi e forse troppo sicuri delle loro “verdi competenze”. Allora, per finire, noi formatori, insegnanti, insomma tutti coloro che lavorano nella scuola, abbiamo, prima di tutto delle responsabilità nei confronti dei ragazzi, dunque, dobbiamo fare un grande salto di qualità e saper orientare e guidare i nostri ragazzi con delle regole, sia per quanto riguarda quelle che disciplinano l’uso dei mezzi tecnologici, sia quelle che riguardano tout court il mondo della scuola.
Per approfondire l’argomento rimandiamo al testo di riferimento dal titolo: “Generazione Cloud, scritto da tre autori, Michele Facci, Serena Valorzi e Mauro Berti” – pubblicato per conto della Erickson, che si è sempre impegnata nelle questioni educative da molto tempo. L’obiettivo che il libro si pone e che gli autori nello specifico dichiarano è: “fornire agli educatori non delle competenze tecniche o informatiche, quanto piuttosto quella cornice culturale che può aiutare e sostenere la loro azione educativa quotidiana”.

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