Garrincha

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Garrincha, la classe sulla fascia destraBrazil's Garrincha, dribbles to past an unidentified Soviet Union player

Perché scrivere un post su Garrincha, quando oggi abbiamo a disposizione centinaia di migliaia di informazioni su biografie e notizie di calciatori anche più famosi di lui e anche di più leggendari?
Veramente il motivo non è tanto ovvio. Su Maradona e Pelè, forse i due fenomeni del calcio più grandi di tutti i tempi, si è scritto di tutto, dunque riprovarci è fare una ripetizione noiosa e fastidiosa allo stesso tempo.
La scelta allora è andata su un giocatore che con i suoi dribbling ubriacava gli spettatori sulle gradinate e portava gli attaccanti al gol con una facilità impressionante: bastava che facessero soltanto lo sforzo di metterla dentro, perché Garrincha arrivava in porta involandosi sulla fascia e la lasciava all’attaccante più avanzato. Inoltre non aveva neanche il “phisique du role”. Non un fisico perfetto, nel senso che non è stato baciato dalla fortuna ad avere un fisico che dava subito un senso di perfezione artistica ed eleganza a vederlo. Un fisico, al contrario, afflitto da diversi difetti congeniti: un leggero strabismo, la spina dorsale deformata, uno sbilanciamento del bacino, sei centimetri di differenza in lunghezza tra le gambe; il ginocchio destro affetto da varismo mentre il sinistro da valgismo, nonostante un intervento chirurgico correttivo. Per via di tale malformazione — secondo altre fonti dovuta alla poliomielite o alla malnutrizione — i medici lo dichiararono invalido e gli sconsigliarono di praticare il calcio. E questo è quello che abbiamo appreso sulle sue “sfortune” leggendo qua e là in rete e rimaniamo basiti quando, di contro, leggiamo che con la sua nazionale, nel 1958 in Svezia e nel 1962 in Cile, vinse due volte la coppa del mondo. Uno scherzo del destino o uno sberleffo al senso delle cose?

Chi era Garrincha?

Manoel Francisco dos Santos, meglio noto con lo pseudonimo Garrincha appunto, o Mané Garrincha è stato un calciatore brasiliano, ala destra ricordata specialmente per la sua militanza col Botafogo e la Selezione nazionale del suo Paese. Partecipò a tre edizioni dei Campionati mondiali di calcio: Svezia 1958, Cile 1962 e Inghilterra 1966, vincendo le prime due. È considerato il più grande dribblatore della storia del calcio e, da molti, anche come il miglior interprete nel suo ruolo. Occupa l’8a posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX° secolo pubblicata da IFFHS e la 20a in quella pubblicata dalla rivista World Soccer. Spesso visto come il miglior calciatore brasiliano dopo Pelé, è il terzo maggior cannoniere della storia del Botafogo.

Il soprannome

Il soprannome “Garrincha” gli fu attribuito da una sorella perché il suo aspetto minuto le ricordava quello di un’omonima specie di uccelli che egli era solito cacciare da bambino. Quando Garrincha cominciò a praticare il calcio il soprannome che le fu dato sembrava improvvisamente quello più adatto e azzeccato per definirlo, perché si legava fisiognomicamente alla particolare andatura dovuta all’handicap fisico che veniva evidenziata durante le corse effettuate sul campo da gioco, simile a quella di un uccellino che saltella. Tuttavia fu anche noto come L’angelo dalle gambe storte, e Alegria do Povo (Gioia del Popolo).

Un aneddoto di spettacolare bellezza

Vigilia del mondiale di Svezia 1958. Garrincha gioca con la Fiorentina in un’amichevole di preparazione al mondiale e lì incanta il pubblico di Firenze e forse “irride” anche l’avversario, ma questa è solo una futile interpretazione. Invece accade che Garrincha prende palla e supera in pratica tutta la difesa fino al portiere, poi si ferma sulla linea di porta per aspettare il ritorno del primo difensore, lo supera e lo dribbla nuovamente mandandolo a sbattere sul palo e la palla in gol. Fermi. Queste cose accadono nei cartoni animati e invece sono accadute e appartengono alla realtà.

La partita più difficile

La partita più di difficile di Garrincha, quella che per la prima volta non ha vincitori, è con l’alcol che lo distruggerà fisicamente e lo ucciderà per sempre. Tutto ha inizio nel momento in cui Garrincha finisce la sua carriera e ne comincia un’altra, più smodata e dissoluta, anche se, più precisamente in passato il campione aveva il “vizio” dell’alcol e delle belle donne, ma riusciva a controllarle perché era in attività e guadagnava tanto per quei tempi. Poi come tutte le cose, la carriera e il calcio chiedono a Garrincha di appendere gli scarpini al chiodo e questo è il veloce viatico verso la fine. In preda alla depressione e dopo innumerevoli ricoveri in ospedale Garrincha morirà il 20 gennaio 1983 a Rio de Janeiro.

Buona visione

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