Febbre a 90: una piacevole ossessione

Febbre a 90: una piacevole ossessione

- in In evidenza, Libri e Recensioni
189
0
copertina_del_romanzo_febbre_90

Febbre a 90 di Nick Hornby

Una partita di calcio dura, si sa, 90’ minuti se tutto va bene. Niente falli e interruzioni, altrimenti si gioca il recupero. Novanta minuti di tempo in cui ventidue uomini si affrontano tra loro, calciando una palla rotonda, indossando le maglie con i colori della loro squadra e scatenando milioni di animi e passioni planetarie. Ma uno o forse due di loro, Nick Hornby ed io, non ci accontentiamo soltanto del piacere che il calcio ci trasmette, sia a livello cerebrale che fisico, ma per noi è un’autentica ossessione, qualcosa che abbiamo avuto fin da bambini e che ancora oggi non c’ha abbandonato.
Oggi che nel calcio se ne sentono di tutti i colori, ovvero scandali a livello internazionale, vedi Fifa e, ovvio, nel calcio scommesse, te ne faresti subito una ragione e lasceresti perdere. Invece no, per niente. L’altra sera, durante la finale di Champion tra la Juve e il Barcellona, mi è ritornata la voglia, quello stordimento commisto a felicità, perché c’era la sfida internazionale di calcio, tra un’italiana e una spagnola che si contendevano un titolo, si era ripreso le mie emozioni. E’ andata come è andata, ma la cosa più bella era che mentalmente ero lì e fisicamente rispondevo alle reazioni nervose delle azioni che mi passavano davanti agli occhi. Lo so, rispetto alla realtà che avevo descritto poco fa, potrei tranquillamente fare la figura del deficiente. Però questo è.
Un momento. L’unica differenza, però, tra me e lui, è che Nick si è appassionato al calcio, e soprattutto all’Arsenal, quando era scolaro, tipo quando andava alle elementari, io, invece, alla Lazio, subito dopo le medie, al secondo liceo.
Che cos’è febbre a 90’, dopo questa breve divagazione iniziale? Innanzitutto è il “primo” romanzo di Nick, si, lo voglio chiamare così, come se fosse un mio amico. Uscito nel, se non mi ricordo male, 1992. Descrive, come se fosse un saggio letterario, la relazione tra l’autore e la sua squadra del cuore, l’Arsenal, che gioca a Londra, precisamente ad est, in un quartiere che si pronuncia da solo: Highbury.
Dal punto di vista strutturale la narrazione del libro è caratterizzata dall’alternarsi di “scene” della sua adolescenza e della sua vita da adulto , nel mentre relaziona gli avvenimenti sportivi dell’Arsenal tra il 1968 e il 1992.
Poi è un libro che sicuramente appassionerà tutti gli sportivi e soprattutto i tifosi di calcio, che durante la lettura si ritroveranno tutti ad annuire con la testa, perché quello che leggono su un calciatore dell’Arsenal, per esempio, potrebbe essere simile a quello che potrebbero aver scritto su qualche giocatore della tua squadra. Perché il libro non divide il mondo del calcio, questa è la cosa straordinaria di questo scrittore, cioè non crea barriere tra tifosi. Il calcio, prima di tutto è una festa, un rito comune che presuppone ansie, prima delle partite, delusioni se la tua squadra perde. Comunque ognuno “tifa” per la sua squadra, strilla, urla, si manda affanculo, nel momento in cui le squadre si fronteggiano e “giocano”, ma poi tutto finisce lì, passa e certo non si va in galera per una partita di calcio. Sentite queste poche righe di testo che ci fanno capire a quale tipo di tifoso è legato e ha in mente il “nostro” grande autore inglese, dice: “Febbre a 90’ riguarda la condizione del tifoso. Ho letto libri scritti da persone che evidentemente amano il calcio, ma questa è tutt’altra cosa; e ho letto libri scritti, in mancanza di una parola migliore, da hooligan; ma almeno il 95% dei milioni di spettatori che ogni anno guardano le partite non hanno mai dato un pugno in vita loro. Questo libro quindi è per noialtri e per chiunque si sia chiesto cosa significhi essere fatti così.” Ecco, io penso che non bisogna aggiungere altro.

Fonte foto: artearti.net

Facebook Comments

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may also like

L’Italia dell’atletica non vince più

L’articolo della rubrica storica del nostro blog, parte