31 canzoni

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Nick Hornby ha scritto un libro d’amore per la musica, che come l’arte, penetra e attiva i sentimenti e i meccanismi dell’innamoramento.

A chi non è mai capitato d’innamorarsi di una canzone, in particolar modo di una situazione evocata da una canzone. Anche se a me non mi è mai piaciuto, Claudio Baglioni, con la canzone, “Questo piccolo grande amore”, evocava con la maglietta fina la storia d’amore con la prima moglie del cantautore, Paola Massari. La musica attivava l’eros sul ricordo di un momento intimo che era effettivamente accaduto tra i due, e ascoltandola si finiva tutti di fare la stessa cosa. Certo, ha mandato in tilt il cervello di molti uomini tra gli anni settanta e gli ottanta. E anche il mio!
Però lo dico senza riserve. Baglioni è un rispettabile cantante, forse uno dei più importanti cantautori della musica italiana, tuttavia colui che ci ha deliziato di più, chi ha creato un’aura passionale e romantica intorno alla musica tramite la letteratura è uno scrittore inglese che per gli appassionati non ha bisogno di presentazioni e per chi, invece, non lo conosce, si chiama semplicemente Nick Hornby.
Egli ha scritto un romanzo memorabile per chi è appassionato di musica. Il libro si intitola 31 canzoni ed è uscito per la Guanda nel 2003. Innanzi tutto non è un saggio, né una lista d’autore, come suggerisce il titolo del libro, sulle canzoni che hanno in qualche modo “segnato” il percorso musicale dello scrittore, né un romanzo in senso stretto. La musica, nel suo testo, non è evocazione del ricordo, come appunto lo era in Baglioni, ma qualcosa di più profondo che attiva i meccanismi dell’innamoramento e non i significati che riveste. La sensazione è che Nick Hornby sia entrato in casa, si sia messo a guardare la parete dei dischi e che, poco a poco, abbia iniziato a raccontare quel che gli era successo negli ultimi tempi attraverso una selezione di canzoni.
Ecco, chiariamoci. Quando Hornby ci descrive la seconda delle trentuno canzoni del libro, Thunder Road di Springsteen, ha un ricordo “profondo” di questa canzone e non “superficiale”, cioè non ricorda le immagini in cui il vento andava sui capelli, tra l’altro da un pezzo che già non ce li aveva più, e lui che andava in giro con una macchina decappottabile. Hornby testualmente dice: “le canzoni di Springsteen di quel periodo” – siamo nel 1975 – “parlano del desiderio, della fama, o perlomeno di una sorta di riconoscimento pubblico attraverso l’arte: cos’altro dovremmo pensare quando alla fine del pezzo dice “I’m pulling out of here to win”, se non che ha vinto solo grazie alla sua bravura nell’eseguire la canzone?”.
Si, la maglietta fina di Baglioni ti porterà pure su di giri. Penserai che alla fine i due si saranno pure spogliati e avranno fatto l’amore in spiaggia, ma Thunder Road, che è anche la storia di un amore perduto, di fallimenti e di sfortune, in fondo lega l’artista scrittore e il musicista.
“Ma in ogni modo” – chiosa l’autore inglese – “Thunder Road dice esattamente come mi sento e chi sono, e questa in fin dei conti è una delle consolazioni dell’arte”.

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